Ist. Comp. Stat. "Zippilli-Noè Lucidi" di Teramo. Educazione pre-scolare per bambini dai 3 ai 5 anni
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mercoledì 26 maggio 2010
VITTORIA!!!!!!!
Grande soddisfazione questa mattina durante le premazioni del concorso "Il mio mastello è il più bello" promosso dalla Te.Am in collaborazione con il Comune di Teramo. La nostra scuola ha vinto il primo premio e ha ricevuto i pubblici complimenti anche dal nostro primo cittadino, che si è congratulato con i bambini di 5 anni accorsi a ricevere il premio in Piazza Martiri! Apprezzatissimo il tema scelto: Poseidone e Demetra hanno fatto colpo. Ringraziamo i genitori che ci hanno sostenuto.
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mercoledì 28 aprile 2010
MAMMA, PAPA'...DIFFERENZIAMOCI!
I BAMBINI DI 4 ANNI HANNO PRODOTTO UN PRO-MEMORIA PER SPIEGARE AGLI ADULTI COME FARE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA


Cari genitori,
questo è un piccolo pro-memoria preparato dai bambini per poter meglio familiarizzare con la raccolta differenziata dei rifiuti.
Durante tutto l'anno scolastico i bambini hanno potuto sperimentare e comprendere il significato di riciclare e differenziare i rifiuti; hanno compreso cosa vuol dire inquinamento e quanto sia rischioso per la vita di tutti gli esseri viventi; conoscono il significato di biodegradabile; sanno cos'è un mastello; sono stati impegnati a riutilizzare i rifiuti prodotti a scuola e hanno messo in atto azioni idonee a salvaguardare l'ambiente in cui vivono. Fra queste, proprio la raccolta differenziata dei rifiuti e le azioni di riutilizzo, sono state al centro di tutto il percorso didattico annuale.
Il pro-memoria è una sintesi schematica di ciò che i bambini hanno vissuto direttamente a scuola, attraverso una pluralità di esperienza che li ha coinvolti attivamente, ma ha un valore ed uno scopo solo se l'apprendimento acquisito, viene rinforzato a casa coinvolgendo il bambino nella raccolta differenziata.
Vi chiediamo, peraltro, di farvi spiegare al bambino, seguendo le indicazioni del pro-memoria, come fare la raccolta differenziata e di valorizzare il suo prodotto rendendolo partecipe nella raccolta a casa (ad esempio: scendere i mastelli in strada, controllare se i rifiuti sono stati gettati nei giusti mastelli ecc.).
Vi ringraziamo della collaborazione, confidando nella vostra sensibilità e accortezza educativa.
questo è un piccolo pro-memoria preparato dai bambini per poter meglio familiarizzare con la raccolta differenziata dei rifiuti.
Durante tutto l'anno scolastico i bambini hanno potuto sperimentare e comprendere il significato di riciclare e differenziare i rifiuti; hanno compreso cosa vuol dire inquinamento e quanto sia rischioso per la vita di tutti gli esseri viventi; conoscono il significato di biodegradabile; sanno cos'è un mastello; sono stati impegnati a riutilizzare i rifiuti prodotti a scuola e hanno messo in atto azioni idonee a salvaguardare l'ambiente in cui vivono. Fra queste, proprio la raccolta differenziata dei rifiuti e le azioni di riutilizzo, sono state al centro di tutto il percorso didattico annuale.
Il pro-memoria è una sintesi schematica di ciò che i bambini hanno vissuto direttamente a scuola, attraverso una pluralità di esperienza che li ha coinvolti attivamente, ma ha un valore ed uno scopo solo se l'apprendimento acquisito, viene rinforzato a casa coinvolgendo il bambino nella raccolta differenziata.
Vi chiediamo, peraltro, di farvi spiegare al bambino, seguendo le indicazioni del pro-memoria, come fare la raccolta differenziata e di valorizzare il suo prodotto rendendolo partecipe nella raccolta a casa (ad esempio: scendere i mastelli in strada, controllare se i rifiuti sono stati gettati nei giusti mastelli ecc.).
Vi ringraziamo della collaborazione, confidando nella vostra sensibilità e accortezza educativa.
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lunedì 22 febbraio 2010
RACCOLTA PORTA A PORTA: LA TeAM A SCUOLA CI SPIEGA COME
Questa mattina è venuta a trovarci la signora Rita Di Ferdinando che si occupa del settore educazione per Teramo Ambiente. Attraverso delle immagini e dei video mostrati, Rita ci ha comunicato che presto iniziarà anche nella nostra città la raccolta porta a porta per differenziare i rifiuti (30 aprile 2010), ci ha quindi illustrato la maniera con la quale verrà fatta: ci saranno dei contenitori e delle buste dove poter raccogliere i nostri rifiuti che, raccolti in strada in punti stabiliti, saranno ritirati in giorni precisati. Rita ci ha mostrato i diversi colori dei sacchetti utilizzati per la raccolta dei vari materiali, invitandoci a insegnare anche ai nostri genitori questa nuova modalità. Molto interessante si è rivelato il filmato riguardante il riciclo dell'alluminio: una lattina che va nelle discariche è destinata ad inquinare l'ambiente e a "morire", ma se noi la ricicliamo ecco che da essa può nascere addirittura una bicicletta.
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mercoledì 10 febbraio 2010
PlasticARTE...
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sabato 16 gennaio 2010
I TAGLIALEGNA NEL NOSTRO GIARDINO...
INIZIATO IL PROGETTO LETTURA "STORIE VERDI: RACCONTI ECO...LOGICI" RIVOLTO AI BAMBINI DI 4 ANNI
Durante la lettura del libro “Crisch: storia di un pezzo di carta” i bambini di 4 anni sono venuti a conoscenza del fatto che la carta si produce tagliando gli alberi e nello specifico, un faggio. Partendo da questa consapevolezza, si sta cercato di stimolare il bambino alla riflessione di come sia importante evitare che tanti alberi vengano tagliati e di come sia necessario invece riciclare la carta per produrne di nuova. Durante la scorsa settimana sono venuti a scuola gli operai del comune per potare il pino del nostro giardino: l'occasione è stata ghiotta! Siamo usciti a guardare cosa accadeva e i signori Luciano e Giuseppe ci hanno gentilmente spiegato cosa stavano facendo (“Potiamo i rami secchi, è come quando voi andate dal parrucchiere a tagliare i capelli”) e sensibilizzano al rispetto e alla salvaguardia degli alberi in generale. Abbiamo anche scoperto che è molto facile contare gli anni degli alberi... C'è un pezzo di tronco nel nostro giardino e “basta guardare dentro, ci sono tanti cerchietti...” (L.V.)
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martedì 12 gennaio 2010
PER RIFLETTERE UN PO'
Quei sette capodogli ingannati dai nostri sacchetti della spesa
Carrisi Giuseppe
(19 dicembre 2009) - Corriere della Sera
Sacchetti di plastica, scatolame, pezzi di corda: è quanto scoperto da Giuseppe Nascetti, prorettore dell' università della Tuscia, dopo aver sezionato gli stomaci di 4 dei 7 capodogli morti sulla spiaggia di Foce Varano. Secondo Nascetti, tra i massimi esperti di
parassitologia ed ecologia marina, i capodogli potrebbero aver scambiato i rifiuti per calamari. «Quello che sembrava il capobranco ne aveva lo stomaco colmo; i tre che non avevano ingerito oggetti di plastica potrebbero averlo seguito sulla spiaggia», visto lo «spirito gregario dei gruppi di giovani maschi». Per Nicola Zizzo, anatomopatologo di Medicina veterinaria a Bari, i rifiuti potrebbero però non essere la causa diretta della morte. In alcuni esemplari sono stati rinvenuti degli emboli, «forse provocati da un' emersione troppo rapida». Hanno continuato a cercarsi fino alle prime luci dell' alba, chiamandosi a vicenda sulla spiaggia. In quei suoni che gli servono per orientarsi sono nascosti i nomi dei componenti del gruppo. Ma il destino di tutti era già segnato. Fino a che le loro voci si sono spente, una alla volta. Quando l' ultimo non ha più ottenuto risposta all' appello, se n' è rimasto in silenzio, aspettando. Chissà cosa li ha portati fin qui, dopo aver percorso centinaia di miglia, visitando inimmaginabili mondi sommersi, a trovare una morte certa sulla costa del Gargano. Hanno seguito il capobranco mentre puntava la terraferma, in un' incomprensibile opzione fatale. Ha preso lui la decisione. Ha invertito la rotta, sicuro e consapevole che anche gli altri sarebbero andati dietro alla sua schiena grigia. Perché se nasci capodoglio ti insegnano presto che fai parte di un gruppo e da quello dipende ogni cosa, la vita e anche la morte. Impari che il branco non è solo una famiglia, ma un grande organismo vivente, una coscienza collettiva che supera l' istinto, perfino quello di sopravvivenza. E impari a fidarti. Alcuni fra i capodogli del Gargano avevano buste di plastica negli stomaci. Le hanno scambiate per calamari, mentre aravano il fondo del mare con le bocche spalancate, credendo di cibarsi di ciò di cui vanno più ghiotti. È questo che fa rabbia. Non la morte, l' inganno. Deploriamo le baleniere norvegesi o giapponesi e la loro scriteriata mattanza, e poi uccidiamo questi esseri con un gesto quotidiano, banale, chiedendo un altro sacchetto alla cassa mentre facciamo la spesa. Non siamo più consapevoli delle conseguenze dei nostri comportamenti, anche dei più piccoli. Del reato consumato con la nostra semplice esistenza, ignara di altre esistenze. In queste ore c' è chi sostiene che non sia sufficiente una busta di plastica a determinare questa eutanasia collettiva. La verità più assurda, invece, è che abbiamo spietatamente sostituito il retaggio della natura con una cultura che contempla soltanto la nostra presenza su questo pianeta. La verità è che abbiamo dimenticato. Non ricordiamo più di essere figli dello stesso, fragilissimo equilibrio. Eppure non eravamo così. Quando è accaduto? Quando ci siamo trasformati da abitatori in padroni? In certe tribù polinesiane si narra la storia di un pescatore di granchi che per tutta la vita si è nutrito solo dei crostacei che pescava. E che, dopo la sua morte, a cent' anni, sia stato seppellito sulla spiaggia perché i granchi potessero nutrirsi di lui. I capodogli, per la loro esigenza di riemergere a respirare, sono un perfetto compromesso tra il mare ed il cielo. Se l' universo marino avesse voluto affidare un messaggio per gli uomini, li avrebbe scelti come ambasciatori. E forse in questo modo la loro morte non è così insensata. Forse esiste una ragione che ci riguarda, che ci tocca tutti, nessuno escluso. Il mondo di luce bianca e il mondo di luce blu, divisi e uniti da un sottile strato di azzurro: oltre quel confine così flebile nascondiamo, anche a noi stessi, i rifiuti assassini di un sistema insostenibile. E, paradossalmente, mentre a Copenaghen si cerca un modo per rimandare ogni decisione, l' estremo gesto di sette capodogli indifesi non ci aiuta a riflettere. Oggi è toccato a loro, domani chissà. Poche volte i capodogli spiaggiati accettano l' aiuto dell' uomo. Anche quando si riesce a rimetterli in mare aperto, quelli tornano ostinatamente a fare rotta verso la costa. Si dice che perdano l' orientamento. E se non fosse così? E noi ci meravigliamo della loro decisione, dimenticando quello che facciamo ogni giorno per autodistruggerci. Qual è, allora, la vera scelta suicida? Un tempo i capodogli vivevano quanto gli uomini e potevi incontrarli più volte nel corso di una vita, solcando i mari. E i pescatori cercavano sul pelo dell' acqua i segni del loro passaggio: l' ambra grigia secreta da questi cetacei si diceva portasse fortuna. Un tempo uomini e creature animali si riconoscevano a vicenda, si salutavano al confine fra due mondi diversi ed uniti - quello di luce bianca e quello di luce blu - con la consapevolezza di far parte di un tutto. Un tempo c' era un nemico dei capodogli che portava loro rispetto e che loro rispettavano. Non era una busta di plastica. Lo chiamavano Ismaele. RIPRODUZIONE RISERVATA I giganti del mare Il capodoglio è un animale ad alto rischio di estinzione, fondamentale per l' equilibrio del mare Mediterraneo. Predilige le acque profonde, dove va a caccia di seppie e calamari giganti Abitudini della specie Può restare in apnea anche due ore. I branchi hanno uno spirito gregario: i 7 esemplari spiaggiati nel Gargano potrebbero aver seguito un capobranco in difficoltà 7
parassitologia ed ecologia marina, i capodogli potrebbero aver scambiato i rifiuti per calamari. «Quello che sembrava il capobranco ne aveva lo stomaco colmo; i tre che non avevano ingerito oggetti di plastica potrebbero averlo seguito sulla spiaggia», visto lo «spirito gregario dei gruppi di giovani maschi». Per Nicola Zizzo, anatomopatologo di Medicina veterinaria a Bari, i rifiuti potrebbero però non essere la causa diretta della morte. In alcuni esemplari sono stati rinvenuti degli emboli, «forse provocati da un' emersione troppo rapida». Hanno continuato a cercarsi fino alle prime luci dell' alba, chiamandosi a vicenda sulla spiaggia. In quei suoni che gli servono per orientarsi sono nascosti i nomi dei componenti del gruppo. Ma il destino di tutti era già segnato. Fino a che le loro voci si sono spente, una alla volta. Quando l' ultimo non ha più ottenuto risposta all' appello, se n' è rimasto in silenzio, aspettando. Chissà cosa li ha portati fin qui, dopo aver percorso centinaia di miglia, visitando inimmaginabili mondi sommersi, a trovare una morte certa sulla costa del Gargano. Hanno seguito il capobranco mentre puntava la terraferma, in un' incomprensibile opzione fatale. Ha preso lui la decisione. Ha invertito la rotta, sicuro e consapevole che anche gli altri sarebbero andati dietro alla sua schiena grigia. Perché se nasci capodoglio ti insegnano presto che fai parte di un gruppo e da quello dipende ogni cosa, la vita e anche la morte. Impari che il branco non è solo una famiglia, ma un grande organismo vivente, una coscienza collettiva che supera l' istinto, perfino quello di sopravvivenza. E impari a fidarti. Alcuni fra i capodogli del Gargano avevano buste di plastica negli stomaci. Le hanno scambiate per calamari, mentre aravano il fondo del mare con le bocche spalancate, credendo di cibarsi di ciò di cui vanno più ghiotti. È questo che fa rabbia. Non la morte, l' inganno. Deploriamo le baleniere norvegesi o giapponesi e la loro scriteriata mattanza, e poi uccidiamo questi esseri con un gesto quotidiano, banale, chiedendo un altro sacchetto alla cassa mentre facciamo la spesa. Non siamo più consapevoli delle conseguenze dei nostri comportamenti, anche dei più piccoli. Del reato consumato con la nostra semplice esistenza, ignara di altre esistenze. In queste ore c' è chi sostiene che non sia sufficiente una busta di plastica a determinare questa eutanasia collettiva. La verità più assurda, invece, è che abbiamo spietatamente sostituito il retaggio della natura con una cultura che contempla soltanto la nostra presenza su questo pianeta. La verità è che abbiamo dimenticato. Non ricordiamo più di essere figli dello stesso, fragilissimo equilibrio. Eppure non eravamo così. Quando è accaduto? Quando ci siamo trasformati da abitatori in padroni? In certe tribù polinesiane si narra la storia di un pescatore di granchi che per tutta la vita si è nutrito solo dei crostacei che pescava. E che, dopo la sua morte, a cent' anni, sia stato seppellito sulla spiaggia perché i granchi potessero nutrirsi di lui. I capodogli, per la loro esigenza di riemergere a respirare, sono un perfetto compromesso tra il mare ed il cielo. Se l' universo marino avesse voluto affidare un messaggio per gli uomini, li avrebbe scelti come ambasciatori. E forse in questo modo la loro morte non è così insensata. Forse esiste una ragione che ci riguarda, che ci tocca tutti, nessuno escluso. Il mondo di luce bianca e il mondo di luce blu, divisi e uniti da un sottile strato di azzurro: oltre quel confine così flebile nascondiamo, anche a noi stessi, i rifiuti assassini di un sistema insostenibile. E, paradossalmente, mentre a Copenaghen si cerca un modo per rimandare ogni decisione, l' estremo gesto di sette capodogli indifesi non ci aiuta a riflettere. Oggi è toccato a loro, domani chissà. Poche volte i capodogli spiaggiati accettano l' aiuto dell' uomo. Anche quando si riesce a rimetterli in mare aperto, quelli tornano ostinatamente a fare rotta verso la costa. Si dice che perdano l' orientamento. E se non fosse così? E noi ci meravigliamo della loro decisione, dimenticando quello che facciamo ogni giorno per autodistruggerci. Qual è, allora, la vera scelta suicida? Un tempo i capodogli vivevano quanto gli uomini e potevi incontrarli più volte nel corso di una vita, solcando i mari. E i pescatori cercavano sul pelo dell' acqua i segni del loro passaggio: l' ambra grigia secreta da questi cetacei si diceva portasse fortuna. Un tempo uomini e creature animali si riconoscevano a vicenda, si salutavano al confine fra due mondi diversi ed uniti - quello di luce bianca e quello di luce blu - con la consapevolezza di far parte di un tutto. Un tempo c' era un nemico dei capodogli che portava loro rispetto e che loro rispettavano. Non era una busta di plastica. Lo chiamavano Ismaele. RIPRODUZIONE RISERVATA I giganti del mare Il capodoglio è un animale ad alto rischio di estinzione, fondamentale per l' equilibrio del mare Mediterraneo. Predilige le acque profonde, dove va a caccia di seppie e calamari giganti Abitudini della specie Può restare in apnea anche due ore. I branchi hanno uno spirito gregario: i 7 esemplari spiaggiati nel Gargano potrebbero aver seguito un capobranco in difficoltà 7Carrisi Giuseppe
(19 dicembre 2009) - Corriere della Sera
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FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE...
DOPO LA PAUSA NATALIZIA RIPRENDE A PIENO RITMO L'ATTIVITA' DIDATTICA



Facciamo il punto della situazione sintetizzando quanto svolto fino a questo momento. Ad inizio anno scolastico i bambini si sono recati presso l'isola ecologica vicino a scuola e si sono accorti di quanto è pericolosa per loro (poiché collocata sul ciglio di una strada) e di come sia difficoltoso per i piccoli gettare i rifiuti da soli (i cassonetti sono troppo alti). Tornati a scuola i bambini hanno deciso di costruire un' isola ecologica nelle aule e di iniziare a differenziare i rifiuti. Non contenti, hanno inviato una lettera al sindaco di Teramo nella quale hanno evidenziato le problematiche emerse. Gradita sorpresa è stata, successivamente, la visita a scuola del Sindaco Brucchi che ha spiegato ai bambini la necessità di avviare entro marzo la raccolta differenziata porta a porta in tutto il comune di Teramo e ha promosso la nostra scuola (visto la bontà del progetto didattico in corso) come “scuola pilota”, inserendola fra i quartieri in cui è stato già avviato il servizio porta a porta. Ad onor del vero siamo ancora in attesa dei cassonetti promessi e dell'intervento della TEAM per illustrare in maniera precisa ai bambini cosa fare... Contemporaneamente l'intervento didattico ha coinvolto i bambini in azioni di differenziazione dei rifiuti e del loro riutilizzo: la costruzione delle pigotte e l'allestimento del Presepe è stata un occasione per far comprende al bambino l'importanza e il riutilizzo non solo della carta ma anche delle stoffe. A partire da questo momento, oltre a consolidare i comportamenti acquisiti da parte del bambino durante i trascorsi mesi scolastici, si intenderà rivestire tali comportamenti di significati, andando ad agire, attraverso molteplici strategie, sulla coscienza ecologica dei bambini. Si cercherà di far comprendere loro l'importanza dell'ambiente in cui si vive e di quali azioni evitare per non deturparlo e salvaguardarlo.



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mercoledì 2 dicembre 2009
E IL SINDACO ASCOLTO' I BAMBINI...
Questa mattina sulle pagine del giornale "La città" è apparso un articolo riguardante un' ordinanza del sindaco Brucchi riquardo l'obbligo da parte dei possessori di cani, di raccogliere gli escrementi degli animali e soprattuto di non utilizzare i giardinetti pubblici frequentati dai bambini, per i bisogni degli amici a quattro zampe! Proprio durante la conferenza stampa è stato fatto notare al sindaco da parte dei bambini, l'incuria e la sporcizia in cui versano i giardinetti vicino la scuola; i bimbi hanno proposto di poter istallare un divieto per evitare l'intrusione di cani che spesso lasciano degli spiacevoli "ricordini". Immaginate che sorpresa oggi sfogliare il giornale e comprendere che il sig. Brucchi è passato dalle parole ai fatti! Esprimiamo dalle pagine del nostro blog grande soddisfazione e ora non ci resta che sperare nel rispetto delle regole da parte di tutti i cittadini
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